venerdì 31 dicembre 2010

Gli stilisti nella New Year Honours list di Queen Elizabeth



Scritto da Isabella Naef
Friday 31 December 2010

La Regina Elisabetta di Inghilterra premia la moda. Nella "Her Majesty’s New Year Honours list 2011" resa nota ieri, infatti, compaiono la stilista britannica Katharine Hamnett, la designer di scarpe Beatrix Ong, Alice Temperley, classe 1975, fondatrice di Temperley London e Alice Temperley, due brand con quartier generale a Londra, a Notting Hill, Raymond Kelvin, fondatore della griffe Ted Baker e Tanya Sarne, fondatrice, nel 1984, dell'etichetta Ghost. La Honours list è pubblicata due volte all'anno, a ridosso del nuovo anno e a metà giugno, in occasione della celebrazioni ufficiali del compleanno della Regina Elisabetta.
Temperley London, griffe lanciata durante la London fashion week nel 2000, ha conquistato in una decina d'anni una clientela internazionale, tant'è che nel 2003 è stato aperto il primo negozio di New York, nel 2005 quello di Los Angeles e nel 2008 l'etichetta è sbarcata anche a Dubai. Emma Watson, Sarah Jessica Parker, Christy Turlington, Eva Mendes, Demi Moore, Halle Barry ed Heidi Klum sono solamente alcune delle star che indossano gli abiti della maison made in Uk. Nell'estate del 2010 la società ha lanciato la linea più giovane e a prezzi più abbordabili, Alice by Temperley. Vestitini, pullover fatti a mano, accessori in cuoio caratterizzano il marchio che, fin da subito, ha destato l'interesse di modelle, attrici e cantanti come Daisy Lowe, Beyonce, Coca Rocha, Jessica Biel, Amber Le Bon e Rihanna. L'etichetta è venduta nelle boutique Temperley London di Londra, New York, East Hampton, Los Angeles e Dubai e nei seguenti department store: Harrods, Harvey Nichols, Selfridges, Liberty, Neiman Marcus e Isetan. Nel 2011 è prevista l'apertura di un flagship store nella capitale britannica.

Nella lista di Queen Elizabeth, come anticipato, figura anche la veterana della moda ecologically correct Katharine Hamnett, la quale è stata nominata Cbe, ossia Commander of the Order of the British Empire. L'etichetta Katharine Hamnett è stata fondata nel 1979 dalla stilista nata nel 1947, a Gravesend, nel Kent. La scorsa estate la più italiana delle boutique online, Yoox.com, ha presentato un progetto in partnership con la stilista. L'eroina dell’ecologia ha infatti lanciato sulla boutique virtuale la sua nuova linea di abbigliamento e accessori, Katharine Hamnett Beach, una capsule collection eco-friendly per il mare.

Tra gli altri nomi del mondo della moda inclusi nella "regale" lista figura anche Raymond Kelvin, fondatore della griffe Ted Baker. Lo stilista è stato nominato Commander of the Order of the British Empire. Il brand, fondato a Glasgow negli anni '80, firma oggi collezioni uomo, donna, accessori, profumi, calzature, occhiali e orologi venduti nei monomarca in Uk e in Usa e nei multistore di tutto il mondo.

Nella carrellata di stilisti della moda che si affacciano al 2011 con i favori della Regina Elisabetta, c'è anche Beatrix Ong da ieri, Member of the Order of the British Empire. La designer, che ha appena tenuto a battesimo un flagshipstore nel quartiere di Chelsea, è stata a scuola da Jimmy Choo, brand dove, poco più che ventenne, ha ricoperto il ruolo di direttore creativo. Studi alla Central St. Martins e al Cordwainers College, la Ong ha lanciato la linea che porta il suo nome nel 2002 e ha aperto la sua prima boutique a Londra, in Primrose Hill, nella parte nord di Regent's Park, nel 2004.

Chiudono l'elenco di nomi della moda citati nella "Her Majesty’s New Year Honours list 2011", Wendy Dagworthy, a capo della divisione fashion del London’s Royal College of Art’s, e Tanya Sarne, fondatrice, nel 1984, dell'etichetta Ghost. Entrambe sono state nominate Officer of the Order of the British Empire.

Foto: Un modello di Beatrix Ong e una t-shirt di Katerine Hamnett


mercoledì 29 dicembre 2010

Ferré: sfuma per ora la vendita al fondo Prodos

da www.fashionunited.it

Scritto da Isabella Naef
Tuesday 28 December 2010

Nulla di fatto per la cessione di Ferré. Per il momento, infatti, è saltata la vendita della maison a Prodos Capital management, secondo quanto riferito alla Reuters da due fonti a conoscenza della situazione. L'autorizzazione alla vendita del complesso aziendale composto dai rami d’azienda di proprietà di Gianfranco Ferré spa, Itc spa e Nuova Andrea Fashion spa, nonché della società estera Gianfranco Ferré Uk Ltd. a Prodos Capital management, il fondo americano alleato del gruppo Samsung, era stata firmata il 10 novembre dal ministero dello Sviluppo economico.

Non si è infatti verificata una condizione necessaria per il passaggio definitivo della maison in mano a It Holding al fondo di private equity americano: la stipula di un accordo di sviluppo commerciale-industriale con la sudcoreana Samsung, scrive in un lancio di ieri l'agenzia di stampa Reuters. "Prodos non ha portato alcun accordo con un partner industriale e Samsung si è ritirata", ha spiegato a Reuters una delle fonti.

A questo punto i tre commissari straordinari di It Holding, Roberto Spada, Stanislao Chimenti e Andrea Ciccoli, verificheranno con il ministero allo Sviluppo economico i passi necessari per completare la vendita della griffe. I commissari, inoltre, hanno intrapreso alcune azioni, tra cui la commercializzazione del marchio Ferré in Cina, che garantiranno una certa autonomia finanziaria della società con quartier generale in via Pontaccio, a Milano, per alcuni mesi, ha spiegato la fonte all'agenzia di stampa.
Oggi, intanto, è in agenda l'incontro al ministero per la firma dell'accordo con i sindacati per la cessione dell'altra società di It Holding, Ittierre. Una volta ottenuto il via libera dei sindacati, l'ultimo passo è fissato per il 30 dicembre dal notaio Marchetti per il passaggio formale alla società Albisetti.

Foto: Ferré

lunedì 27 dicembre 2010

Giambattista Valli: primo store a Parigi


Monday 27 December 2010

Giambattista Valli ha tenuto a battesimo la sua prima boutique a Parigi,
"un luogo dove mettere in mostra il mio stile più che vendere prodotti", ha detto lo stilista romano al Corriere della Sera un paio di settimane fa, durante l'inaugurazione del negozio che si trova nella Galerie de la Madeleine, in rue Boissy d'Anglas, al piano terra dell'edificio dove ha sede anche la maison fondata nel 2005. "Troppi negozi sono pensati come la tomba dei prodotti, oppure come mausolei dei creatori", ha aggiunto il designer, "Io vorrei che nel mio spazio si creasse un giro di persone che scelgono di passare un' ora del loro tempo tra le cose che mi piacciono, accolte come si ricevono degli amici".

Valli, 44 anni romano, nel marzo scorso aveva annunciato la chiusura di ogni rapporto contrattuale con Mariella Burani fashion group. Tant'è che le pre collezioni e le collezioni da sfilata per l’autunno inverno 2010/2011 sono state prodotte dalla società Giambattista Valli Sarl. La partnership con Mariella Burani per la produzione e la distribuzione a livello internazionale della collezione di Giambattista Valli era cominciata nel luglio 2009.

Tornando allo store parigino, lo stilista, che ha curato molto l'arredamento, non ha mancato di portare i disegni originali di Yves Saint Laurent e un' edizione limitata di borse Roberta di Camerino realizzate con velluti d' archivio, pezzi di Tony Duquette e Piero Fornasetti. Il negozio copre una superficie di 150 metri quadri ed è composto da tre stanze separate.


Foto: Giambattista Valli

giovedì 23 dicembre 2010

Men in Italy in mostra a Milano dal 15 gennaio

www.fashionunited.it
Thursday 23 December 2010

Sarà inaugurata il 15 gennaio, primo giorno di calendario delle sfilate maschili, presso palazzo dei Giureconsulti, in piazza Mercanti, a Milano, la mostra “Men in Italy”. Il progetto, sostenuto e promosso dalla Camera nazionale della moda italiana , è nato per dare voce a una nuova generazione di creativi e per raccontare realtà culturali nate intorno al Made in Italy e a Milano. Il progetto, spiega Camera della moda in un comunicato, è stato pensato e realizzato da un team di giovani professionisti dell’editoria e del settore moda che ha riunito una ventina di coppie creative (fotografo e stylist) dalla forte vocazione men’s style, per una riflessione sul concetto di eleganza maschile contemporanea. Il risultato sarà con un’esposizione multimediale di fotografie e video installazioni aperta al pubblico per tutta la durata di Milano moda uomo, dal 16 al 18 gennaio.
"Milano sta respirando creatività", ha sottolineato Stefano Roncato, giornalista e ideatore del progetto. "Oltre ai marchi noti e alle griffe blasonate, sulla scena italiana c’è una nuova generazione di fotografi, fashion editor, stylist che stanno lasciando il segno, in modo preciso, silenzioso e profondo. Una generazione di artisti ed esperti dell’immagine riuniti in una mostra che ha il sapore di un incontro spontaneo, proprio come è stata l’idea iniziale".

"Sono fiero del contributo di questi giovani creativi italiani a Milano Moda Uomo", ha commentato Mario Boselli, presidente della Camera della moda. "Camera Nazionale ha scelto di promuovere questa nuova generazione perché rafforzare il Made in Italy significa soprattutto investire sui giovani e sul loro potenziale innovativo. Sono convinto che fare sistema intorno alla moda è la chance più grande che abbiamo come Paese e come industria per affrontare e vincere le sfide sui mercati internazionali".

Foto: di Satoshi Saikusa, stylist Andrea Tenerani


martedì 21 dicembre 2010

Scervino apre in Faubourg Saint-Honoré a Parigi

da www.fashionunited.it
Scritto da Isabella Naef
Thursday 16 December 2010

Una nuova boutique per Ermanno Scervino a Parigi. L'inaugurazione del negozio, che aprirà i battenti a gennaio al numero 18 di rue du du Faubourg Saint-Honoré, fa parte del progetto di espansione all’estero del gruppo. Con questo opening salgono a 36 i monomarca della griffe nel mondo. “La presenza diretta a Parigi è motivo di orgoglio e rappresenta l’occasione per trasmettere a una clientela internazionale l’emozione che deriva dai valori della cultura e dall’anima creativa del nostro Paese, dove tradizione e innovazione si fondano in un equilibrio proiettato al futuro”, ha detto Ermanno Scervino. “E’ un risultato raggiunto, è un punto di partenza per ulteriori programmi a breve termine”.
La boutique si estenderà su oltre 300 metri quadrati distribuiti su tre piani, lungo un percorso espositivo, quasi fosse una galleria, dove le collezioni appaiono in maniera graduale in un’atmosfera coinvolgente. Entrando si troverà la collezione e gli accessori donna. Al piano superiore, la collezione uomo e un’area riservata agli abiti couture con affaccio su Faubourg attraverso due ampie finestre. Un servizio sartoria e il magazzino al piano interrato.

Nel nuovo spazio saranno presenti elementi moderni come acciaio, cemento, vetri e specchi alternati a pelle, cuoio, legno e rafia. Molti oggetti sono stati realizzati da artigiani fiorentini, come le poltroncine e le panche noce antico, rivestiti in cavallino con le iniziali ES ricamate in argento.

Il gruppo Ermanno Scervino possiede monomarca in Italia, Inghilterra, Francia, Spagna, Europa, Russia, Giappone, Corea, oltre a 500 multibrand e shop in shop, tra i più importanti nel mondo. Il 2010 dovrebbe chiudersi positivamente per la maison: stando alle cifre di preconsuntivo 2010 sul fatturato (il 2009 è stato stabile rispetto al 2008, attestandosi a 88 milioni di euro comprese le licenze) diffuse a settembre durante al settimana della moda milanese, infatti, è emerso un aumento del 3%, a quota 90 milioni, in vista di un ulteriore incremento del 3% nel 2011.
Foto: Un'immagine dell'interno del negozio di Parigi



Carel van Laere: pezzi unici per le pop star ma non solo
Scritto da Isabella Naef
Thursday 16 December 2010
Sartorialità, eccentricità, ironia e tessuti riciclati: queste le peculiarità dei capi dello stilista olandese, ma milanese di adozione, Carel van Laere. Collezioni adatte a chi si sente un po' rock nella vita di tutti i giorni ma non per questo vuole rinunciare a tagli impeccabili e dettagli curati, e a chi ha fatto del rock una professione. Non a caso Gianna Nannini, Carmen Consoli, Steven Tyler, Pino Daniele, Vinicio Capossela, Howard Jones sono tra i clienti più assidui. Le collezioni, che sono vendute da Barneys e da Ron Herman a Tokyo, da Don Quijote a Milano e da Blank e Fruit & Vegetables a Londra, nascono nel laboratorio meneghino “Unique pieces” di via Fara, direttamente dai cartamodelli disegnati e tagliati dallo stilista, classe 1960, che ha studiato i canoni del design all’Art Academy di Amsterdam.
"Cerco abiti nei mercatini di Milano, giacche militari, cappotti, abiti sartoriali e li riassemblo con magliette e cardigan", spiega a FashionUnited van Laere. E' così che gli scarti della camicia formale sono applicati sulla t-shirt e prende vita "la camaglietta". Subito dopo arriva il "camaglione" applicando denim sui cardigan per rendere più pratica la chiusura, come fosse una giacca. E' così, ancora, che la pelle viene recuperata per costruire leggings e giubbotti mimetici, lo stile militare è continuamente sbeffeggiato da pelli di montone diverse e cucite insieme per un nuovo mimetismo urbano. Il risultato è una collezione davvero originale ma portabilissima. Non mancano le mantelle di pelliccia, i montoni e le giacche dai colori forti e allegri, capaci di illuminare i grigi inverni milanesi.

"Ma da dove arriva tanta creatività e cosa l'ha portato dall'Olanda a Milano?" chiediamo a Van Laere. "Sono arrivato a Milano nel 1997 per amore, mia moglie, che ho conosciuto in India, è italiana, per un po' abbiamo anche lavorato insieme", spiega il designer. Poi, la creatività un po’ perbenista degli anni novanta milanesi ha acceso in Carel van Laere, il gusto della sfida: nel 1997 ha allestito una mostra con le statue e i costumi già realizzati per le pubblicità. "In quel periodo Romeo Gigli e Antonio Fusco si sono invaghiti delle mie opere e mi hanno chiesto di disegnare pezzi speciali per le loro sfilate". Da lì in poi lo stilista ha continuato ad approfondire la sua conoscenza della sartoria italiana. Van Laere ammira le giacche classiche italiane ma il suo spirito di trasgressione lo spinge a ricoprirle con i siliconi. Un approccio che lo porta anche a smontare la camicia azzurra del businessman per ricomporla insieme al jeans e offrire così una nuova visione dello street wear. Insomma, van Laere deve inventare, deve spezzare l’ago per rovinare il tessuto ed estrarne l’anima, i fili che compongono la struttura interna della giacca.

Il mese scorso il fashion designer olandese ha celebrato i suoi 25 anni di attività raccontando a clienti, stampa e operatori del settore la genesi dei capi di abbigliamento ricostruiti con tessuti e materiali di recupero. “Not exactly your grandfather’s cardigan” è lo slogan scelto per la presentazione, lo scorso novembre, della nuova collezione uomo/donna realizzata a mano utilizzando materiali riciclati. Cardigan di lana e jeans, giubbotti patchwork di pelle e pelliccia, giacche “open tailor” disegnate per Barneys Tokyo sono solamente alcuni dei pezzi della nuova collezione.

Carel van Laere: pezzi unici per le pop star ma non solo



Scritto da Isabella Naef

Thursday 16 December 2010
Sartorialità, eccentricità, ironia e tessuti riciclati: queste le peculiarità dei capi dello stilista olandese, ma milanese di adozione, Carel van Laere. Collezioni adatte a chi si sente un po' rock nella vita di tutti i giorni ma non per questo vuole rinunciare a tagli impeccabili e dettagli curati, e a chi ha fatto del rock una professione. Non a caso Gianna Nannini, Carmen Consoli, Steven Tyler, Pino Daniele, Vinicio Capossela, Howard Jones sono tra i clienti più assidui. Le collezioni, che sono vendute da Barneys e da Ron Herman a Tokyo, da Don Quijote a Milano e da Blank e Fruit & Vegetables a Londra, nascono nel laboratorio meneghino “Unique pieces” di via Fara, direttamente dai cartamodelli disegnati e tagliati dallo stilista, classe 1960, che ha studiato i canoni del design all’Art Academy di Amsterdam.
"Cerco abiti nei mercatini di Milano, giacche militari, cappotti, abiti sartoriali e li riassemblo con magliette e cardigan", spiega a FashionUnited van Laere. E' così che gli scarti della camicia formale sono applicati sulla t-shirt e prende vita "la camaglietta". Subito dopo arriva il "camaglione" applicando denim sui cardigan per rendere più pratica la chiusura, come fosse una giacca. E' così, ancora, che la pelle viene recuperata per costruire leggings e giubbotti mimetici, lo stile militare è continuamente sbeffeggiato da pelli di montone diverse e cucite insieme per un nuovo mimetismo urbano. Il risultato è una collezione davvero originale ma portabilissima. Non mancano le mantelle di pelliccia, i montoni e le giacche dai colori forti e allegri, capaci di illuminare i grigi inverni milanesi.

"Ma da dove arriva tanta creatività e cosa l'ha portato dall'Olanda a Milano?" chiediamo a Van Laere. "Sono arrivato a Milano nel 1997 per amore, mia moglie, che ho conosciuto in India, è italiana, per un po' abbiamo anche lavorato insieme", spiega il designer. Poi, la creatività un po’ perbenista degli anni novanta milanesi ha acceso in Carel van Laere, il gusto della sfida: nel 1997 ha allestito una mostra con le statue e i costumi già realizzati per le pubblicità. "In quel periodo Romeo Gigli e Antonio Fusco si sono invaghiti delle mie opere e mi hanno chiesto di disegnare pezzi speciali per le loro sfilate". Da lì in poi lo stilista ha continuato ad approfondire la sua conoscenza della sartoria italiana. Van Laere ammira le giacche classiche italiane ma il suo spirito di trasgressione lo spinge a ricoprirle con i siliconi. Un approccio che lo porta anche a smontare la camicia azzurra del businessman per ricomporla insieme al jeans e offrire così una nuova visione dello street wear. Insomma, van Laere deve inventare, deve spezzare l’ago per rovinare il tessuto ed estrarne l’anima, i fili che compongono la struttura interna della giacca.

Il mese scorso il fashion designer olandese ha celebrato i suoi 25 anni di attività raccontando a clienti, stampa e operatori del settore la genesi dei capi di abbigliamento ricostruiti con tessuti e materiali di recupero. “Not exactly your grandfather’s cardigan” è lo slogan scelto per la presentazione, lo scorso novembre, della nuova collezione uomo/donna realizzata a mano utilizzando materiali riciclati. Cardigan di lana e jeans, giubbotti patchwork di pelle e pelliccia, giacche “open tailor” disegnate per Barneys Tokyo sono solamente alcuni dei pezzi della nuova collezione.

venerdì 17 dicembre 2010

Carine Roitfeld lascia Vogue Paris


Scritto da Isabella Naef

Dopo 10 anni passati alla direzione di Vogue Paris, Carine Roitfeld ha deciso di lasciare il giornale. Fra qualche settimana, quindi, alla guida del celebre magazine non ci sarà più la giornalista parigina che ha preso questa decisione per poter dare vita ad alcuni progetti personali.

Sotto la sua guida Vogue Paris è diventato un putto di riferimento per la moda. La Roitfeld, come si legge sul sit del magazine, ha saputo dare al giornale una dimensione nuova anche grazie a scelte audaci e alla collaborazione con grandi firme della fotografia. Negli ultimi dieci anni, inoltre, il magazine ha registrato un aumento della raccolta pubblicitaria e delle vendite.

"Carine ha segnato la stria di Vogue Paris grazie al suo incredibile talento di stylist e di direttore. Ci mancherà", ha sottolineato Jonathan Newhouse, président de Condé Nast International.

martedì 14 dicembre 2010

A lezione di stile da Inès de la Fressange


Scritto da Isabella Naef
Thursday 09 December 2010

Inès de la Fressange, musa di Chanel e da qualche anno ambasciatrice del brand Roger Vivier, che fa capo al gruppo marchigiano Tod's, ha scritto un libro per aiutare chi è a corto di stile e vuole essere "un po' rock e mai borghese", come dice la modella. "La parisienne" questo il titolo del libro edito da Flammarion, (240 pagine, 25 euro) è uscito da qualche settimana ed è stato scritto dalla de la Fressange con la giornalista di Elle France, Sophie Gachet. L'edizione italiana uscirà in primavera per L'ippocampo Edizioni.
Il libro dà consigli di abbigliamento, ammonisce i look monomarca, la sciatteria ed esorta le dame e le fanciulle a portare con nonchalance golfini, gonne vaporose, jeans e a mischiare capi griffatissimi e vintage con accessori e abiti pop delle grandi catene low cost. Non mancano anche indirizzi cult parigini come il trendissimo Colette di rue Saint Honoré oppure la caffetteria al museo Rodin.


Miu Miu apre in New Bond street a Londra


Scritto da Isabella Naef
Tuesday 07 December 2010

New Bond street, Londra: quest il nuovo indirizzo di Miu Miu nella capitale inglese. Venerdì scorso per festeggiare l'apertura la griffe del gruppo Prada ha organizzato un grande party e una cena per 200 invitati a Lancaster House. Questa residenza straordinaria, una degli ultimi palazzi privati rimasti inalterati attorno a cui ruotava la vita sociale e politica della Londra Vittoriana ed Eduardiana, è stata trasformata per l’occasione nella "casa di Miu Miu". Gli interni, curati dallo scenografo premio Oscar Martin Childs, sono stati pensati per ricreare una dimora vissuta, dove, tuttavia, non vi era traccia dei padroni di casa. La Biblioteca, la ‘Città Proibita’ e la ‘Stanza dei Giochi’ sono gli ambienti in cui lo chef tre stelle Michelin, Chicco Cerea, del ristorante "da Vittorio", ha offerto agli ospiti un raffinato menu. Tra i vip: Jessica Alba, Ronnie Wood, Emma Roberts, Chloe Moretz, Bonnie Wright e Lily Cole.
Nel negozio si trovano le linee di abbigliamento e gli accessori del brand "giovane" di casa Prada, nato nel 1992, con uno stile più disinvolto e a prezzi più abbordabili rispetto alla prima etichetta del gruppo guidato da Patrizio Bertelli.

A fine ottobre Miu Miu ha aperto un monomarca dedicato alle collezioni di abbigliamento, calzature e accessori a Venezia, in Salizada San Moisè. La boutique, il cui progetto è stato curato dall'architetto Roberto Baciocchi, ideatore di quasi tutti gli store delle griffe del gruppo Prada, è disposta su un unico livello e occupa una superficie di circa 90 metri quadrati.

Prada ha triplicato l'utile e ha chiuso i primi nove mesi del 2010 con un risultato netto di 156 milioni di euro. I ricavi si sono attestati a 1386 milioni (+31%) determinato principalmente dal canale retail (+44%), mentre il margine operativo lordo ha raggiunto i 330 milioni di euro.


Foto: Miuccia Prada e Ronnie Wood