
Scritto da Isabella Naef
Thursday 16 December 2010
Sartorialità, eccentricità, ironia e tessuti riciclati: queste le peculiarità dei capi dello stilista olandese, ma milanese di adozione, Carel van Laere. Collezioni adatte a chi si sente un po' rock nella vita di tutti i giorni ma non per questo vuole rinunciare a tagli impeccabili e dettagli curati, e a chi ha fatto del rock una professione. Non a caso Gianna Nannini, Carmen Consoli, Steven Tyler, Pino Daniele, Vinicio Capossela, Howard Jones sono tra i clienti più assidui. Le collezioni, che sono vendute da Barneys e da Ron Herman a Tokyo, da Don Quijote a Milano e da Blank e Fruit & Vegetables a Londra, nascono nel laboratorio meneghino “Unique pieces” di via Fara, direttamente dai cartamodelli disegnati e tagliati dallo stilista, classe 1960, che ha studiato i canoni del design all’Art Academy di Amsterdam.
"Cerco abiti nei mercatini di Milano, giacche militari, cappotti, abiti sartoriali e li riassemblo con magliette e cardigan", spiega a FashionUnited van Laere. E' così che gli scarti della camicia formale sono applicati sulla t-shirt e prende vita "la camaglietta". Subito dopo arriva il "camaglione" applicando denim sui cardigan per rendere più pratica la chiusura, come fosse una giacca. E' così, ancora, che la pelle viene recuperata per costruire leggings e giubbotti mimetici, lo stile militare è continuamente sbeffeggiato da pelli di montone diverse e cucite insieme per un nuovo mimetismo urbano. Il risultato è una collezione davvero originale ma portabilissima. Non mancano le mantelle di pelliccia, i montoni e le giacche dai colori forti e allegri, capaci di illuminare i grigi inverni milanesi.
"Ma da dove arriva tanta creatività e cosa l'ha portato dall'Olanda a Milano?" chiediamo a Van Laere. "Sono arrivato a Milano nel 1997 per amore, mia moglie, che ho conosciuto in India, è italiana, per un po' abbiamo anche lavorato insieme", spiega il designer. Poi, la creatività un po’ perbenista degli anni novanta milanesi ha acceso in Carel van Laere, il gusto della sfida: nel 1997 ha allestito una mostra con le statue e i costumi già realizzati per le pubblicità. "In quel periodo Romeo Gigli e Antonio Fusco si sono invaghiti delle mie opere e mi hanno chiesto di disegnare pezzi speciali per le loro sfilate". Da lì in poi lo stilista ha continuato ad approfondire la sua conoscenza della sartoria italiana. Van Laere ammira le giacche classiche italiane ma il suo spirito di trasgressione lo spinge a ricoprirle con i siliconi. Un approccio che lo porta anche a smontare la camicia azzurra del businessman per ricomporla insieme al jeans e offrire così una nuova visione dello street wear. Insomma, van Laere deve inventare, deve spezzare l’ago per rovinare il tessuto ed estrarne l’anima, i fili che compongono la struttura interna della giacca.
Il mese scorso il fashion designer olandese ha celebrato i suoi 25 anni di attività raccontando a clienti, stampa e operatori del settore la genesi dei capi di abbigliamento ricostruiti con tessuti e materiali di recupero. “Not exactly your grandfather’s cardigan” è lo slogan scelto per la presentazione, lo scorso novembre, della nuova collezione uomo/donna realizzata a mano utilizzando materiali riciclati. Cardigan di lana e jeans, giubbotti patchwork di pelle e pelliccia, giacche “open tailor” disegnate per Barneys Tokyo sono solamente alcuni dei pezzi della nuova collezione.
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