
Monday 27 September 2010
Scritto da Isabella Naef
L'edizione dello scorso marzo della Milan fashion week donna è stata quella delle polemiche sul calendario ridotto e della rivincita dei blogger, fieri di sedere, con il loro portatile sulle gambe, vicino ai fashion editor e al vip di turno, questa, invece, sarà ricordata come quella del calendario di sette giorni pieni, delle sfilate in centro, degli eventi di Milano Loves fashion e dei defilè in piazza, delle biciclette a disposizione dei giornalisti e dei buyer, purtroppo utilizzate con molto parsimonia, dell’impegno a rilanciare Milano come capitale della moda e a risollevare le sorti del settore. La direzione presa, almeno secondo i Fashion economics trend di Camera della moda, è quella giusta: nel secondo trimestre il sistema moda ha messo a segno +14,6% nel fatturato rispetto a un anno fa. Per il 2010 Cnmi prevede un +6,5%.
Sta di fatto che per tirare davvero le somme bisognerà aspettare ancora qualche tempo se non l'edizione in agenda dal 23 febbraio al primo marzo 2011, ma di sicuro questa volta l’impegno c’è stato, non lo si può negare. In primis, con lo spostamento delle sfilate a due passi da piazza Duomo, alla Loggia dei Mercanti, a Palazzo Clerici e al Circolo Filologico, tre location praticamente contigue, è stato possibile evitare i grandi ritardi dei defilè (78 per 71 marchi e 77 presentazioni), o almeno ridurre quelli clamorosi degli ultimi anni e agevolare gli spostamenti. In secondo luogo, attraverso l’organizzazione di eventi in location di richiamo internazionale come il cortometraggio diretto da Matthias Zentner “An Italian dream”, prodotto da Tod's, girato alla Scala e presentato, appunto, nel tempio dei melomani di tutto il mondo. E' piaciuta molto anche la sfilata di domenica sera in Piazza Duomo per presentare le promesse della moda finalisti del concorso “Who is on next”. Di grande richiamo anche la mostra-installazione a Palazzo Morando con le creazioni dei dieci giovani stilisti selezionati da Vogue, alla illustre presenza del caschetto più temuto della moda: la direttrice del magazine Usa, Anna Wintour, e della sua omologa italiana, Franca Sozzani. A dare risalto alla Milan fashion week anche la presenza di nomi di spicco come quella del figlio del presidente francese, Pierre Sarkozy, di giorno avvistato da Emporio Armani e di sera talentuoso dj al party del designer Philipp Plein, al suo debutto con la collezione donna. Nel parterre, ad applaudire lo stilista tedesco, che ha proposto abiti femminili ma senza rinunciare a quel tocco aggressivo che caratterizza l’etichetta del teschio, anche una cattiva ragazza come l’attrice americana Mischa Barton. Diverse, infine, le nuove aperture come quella del multibrand di Dolce & Gabbana in via della Spiga. Il negozio, battezzato Spiga 2, ospita gli accessori donna e uomo di 23 brand internazionali scelti personalmente dai due stilisti.
Ma a risollevare sul serio le sorti di una moda donna che ha archiviato il 2009 con un fatturato in calo del 12,3% e un giro d’affari a poco più di 11,4 miliardi di euro (dati di Sistema moda Italia) su livelli correnti, quindi, inferiori a quelli del 2006, ci dovranno pensare le collezioni degli stilisti. Per esempio quella dai colori squillanti per bluse e gonne da sera dei designer Tommaso Aquilano e Roberto Rimondi per Gianfranco Ferrè. La cessione della maison a Prodos Capital management, fondo di private equity di New York, sarà annunciata tra una decina di giorni. L’anticipazione è arrivata proprio da Roberto Spada, uno dei tre commissari straordinari insieme a Stanislao Chimenti e Andrea Ciccoli, a margine della sfilata della collezione primavera-estate 2011 a Milano. Sempre nell'arco delle prossime due settimane sarà presa una decisione anche per la cessione di Ittierre, il polo che produce Just Cavalli, C'n'c, Ermanno Scervino. Gli abiti di quest'ultima maison per la prossima stagione estiva sono un trionfo di plissé, in un gioco di impalpabili fughe e trasparenze che disegnano nuove geometrie. In corsa per l'azienda che produce in licenza i diversi marchi ci sono il gruppo Albisetti e la cordata formata dagli ex obbligazionisti, dal gruppo Borletti e dal fondo di private equity Antares.
Toni squillanti, anzi, una vera e propria festa di colore, anche per la collezione estiva di Miuccia Prada, maison che ha appena completato l’acquisizione di Car shoe, rilevando dall’imprenditore Antonio Moretti il restante 45% della società di calzature. “Ho voluto lavorare sugli elementi irrinunciabili dell’universo femminile, i clichè di ciò che piace alle donne: fronzoli, fiocchetti, tacchi a spillo”, ha detto Miuccia Prada a proposito dei nuovi modelli. Non è da meno la collezione firmata da Frida Giannini per Gucci: via libera a colori fluo e agli intrecci dal sapore tribale, ma solo per donne con forte personalità. Informale ma più discreta, invece, la donna firmata Bottega Veneta, etichetta del gruppo Gucci disegnato da Tomas Maier. Colore e ancora colore anche per il brand spagnolo Custo Barcelona, il cui designer, Custo Dalmau, ha segnato il suo debutto a Milano con una collezione caratterizzata da abiti leggeri e femminili, alternati a tuniche e leggins, top con piume variopinte, zoccoli-scarpa in legno e con stoffe che richiamano i motivi e le stampe della collezione. La collezione Emporio Armani per la primavera estate 2011 è ovviamente glamour, daywear, fancy e, soprattutto, fourreau, ovvero dotata di sottogonne di tulle stretch da portare sotto gli abiti per allungare la figura oppure per coprire o lasciare intravvedere quella parte delle gambe che non si ha voglia di esibire a nudo. Molto esplicita, con abiti corti e scollati, la collezione disegnata dal designer inglese Mark Fast per Pinko. “Per una donna sicura di sé che non ama le mezze misure”, ha detto a FashionUnited il giovane designer.
Più morbidi, questa volta, anche i commenti della stampa internazionale come quello di Imogen Fox, fashion editor di The Guardian che nota, però, una certa indecisione sulle lunghezze degli abiti o molto corti (imperversano gli shorts) o molto lunghi. Positivi anche i commenti di Hilary Alexander, del The Guardian sulla collezione Emporio Armani. Per Suzy Menkes, invece, sulle passerelle milanesi manca un po’ di passione, una nota, un assolo che arrivi dal cuore. “No operatic shout from the heart”, titola, infatti, l’edizione del fine settimana dell’International herald tribune.
Lunghezze a parte, la polemica che più ha scaldato griffe e stampa è stata quella scoppiata attorno a Elena Mirò “grande” esclusa dell’ultimo momento in quanto etichetta delle taglie over 46, a quanto pare poco fashion e non rappresentativa del prêt-à-porter. Se di polemiche vogliamo parlare, infatti, questa è stata una delle grandi contraddizioni di questa edizione della fashion week. Un gran parlare di disturbi legati all’alimentazione, le solite “sentinelle antianoressia”, ispettrici arruolate dal Comune di Milano per segnalare magrezza sospette, (a sabato erano un paio i casi segnalati), un’iniziativa ad hoc del comune di Milano, “Food is fashion and healt” con un kit composto da sei prodotti del food and beverage mediterraneo, distribuiti agli addetti al lavori alle sfilate, e poi la cancellazione dal calendario ufficiale della sfilata di uno dei brand che tradizionalmente apriva le settimana della moda donna.
Nessuna cancellazione ma, anzi, oltre 65 nomi nuovi per Touch!, NeoZone e cloudnine, i saloni di Pitti Immagine dedicati alle collezioni donna per la primavera estate 2011, kermesse che è andata in scena fino a domenica 26 settembre in zona Tortona. Vicino di casa, negli spazi di Superstudio Più e Ex-Ansaldo, a dividersi buyer e addetti ai lavori, White salone moda donna che ha ospitato 350 espositori (il 34% provenienti dall’estero).
Foto: Anna Wintour, Giorgio Armani e Franca Sozzani
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